Alba-su-Roma1

In attesa davanti ai cancelli della metro per prendere il primo convoglio che mi porterà a termini in tempo per un treno diretto a Milano. Normalmente la prendo per andare in ufficio in quelli che erroneamente penso essere orari “normali” e il continuo fluire di varia umanità che sembra ripetersi all’infinito è in grado di regalare a chi osserva uno spaccato incredibile, entusiasmante e terribile di questa nostra strana società. Nonostante le centinaia, migliaia di viaggi fatti, a quest’ora sembra tutto diverso. La gente arriva alla spicciolata, con passo lento e ci si scambia sguardi di complicità come fossimo degli amici che da 5 anni si ritrovano davanti ai cancelli chiusi del liceo. C’è un’atmosfera strana, transitoria, così come sono transitorie la maggior parte delle acconciature, appese a metà tra un sonno troppo breve e il tentativo di metterle a posto prima che il tempo si esaurisse senza pietà. Molta gente arriva in abito da lavoro, un lavoro vero dove servono tute, divise e scarpe che abitualmente non usi se sei seduto dietra a una scrivania con un orario che per tutti loro deve essere a metà tra un’utopia e un desiderio. Gli altri mi sembrano vestiti in modo improbabile ma il freddo che si insinua dentro al mio vestito primaverile mi fa ricordare che a quest’ora deve esserci una temperatura che normalmente non segnalano nelle previsioni del tempo. Qualcuno si conosce, si saluta, qualche volta un cenno, altre volte poche parole, mai urlate. C’è una calma e una leggerezza che non ricordo di aver visto prima, anche nel momento di apertura dei cancelli la piccola folla si muove ordinata e senza spinte nella rincorsa di quel primo, imperdibile treno, come se si appartenesse tutti a un ristretto ordine segreto in cui l’obbligo di rispetto non potesse mai essere disatteso. Anche il macchinista ha un aria strana e ci guarda con solidarietà e sembra il decano del gruppo visto che lui è sicuramente in piedi da più ore di noi. Le porte si chiudono, il treno inizia a muoversi e fermata dopo fermata si torna a una normalità più consona a un umanità in movimento, cambiano le facce, i vestiti, persino la luce e le capigliature sembrano trasformarsi e questa strana atmosfera si disperde all’alba nel tunnel della metro.

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