burocrazia-italiana

CIRCOSCRIZIONE EX X ROMA

Scopro che mia zia ha stipulato in vita una polizza a mio nome, da riscuotere alla sua morte, una specie di regalo d’addio (grazie zia).
La compagnia di assicurazione mi invia un documento che devo firmare davanti a un funzionario comunale che autentichi la mia firma; il documento è prestampato e compilato in ogni sua parte.
Mattinata di pioggia, scuole chiuse, ne approfitto per andare in circoscrizione di buon’ora, la mia sembra una scelta azzeccata, arrivo che ancora non hanno aperto e davanti a me ci sono poche persone, dimentico per un momento il buon Murphy e spero in una rapida soluzione….
Viene ad aprirci un impiegato che esordisce: entrate, prima prendete il numeretto, poi chiedete informazioni: entro e vedo due banconi, mi avvicino al primo per prendere il numeretto e subito vengo apostrofato: “DICA!! IL NUMERO DA QUESTA PARTE!”
Ovvio, se devi prima prendere il numeretto il banco che lo distribuisce lo metti dopo quello delle informazioni, come non ho fatto a pensarci, stupido che non sono altro. Espongo il problema è vengo munito di un numero è di un indicazione riguardante lo sportello da raggiungere (il 10), immediatamente mi giro per chiedere le informazioni riguardo eventuali marche da bollo che subito vengo riapostrofato: “DICA! LO SPORTELLO 10 DALL’ALTRA PARTE!”. Mi giro e con grande sforzo faccio gentilmente presente che:
– preso il numero al banco preposto mi sono rivolto al banco informazioni come da indicazioni
– che ho compreso il numero dello sportello (sempre il 10) ma che abbisogno di maggiori informazioni riguardanti le marche da bollo
– quel “DICA” urlato costantemente in quel modo è davvero fastidioso

“DICA!! BOLLI E BULLONI SEMPRE ALLO SPORTELLO 10!!!”

Ok, tutti i buoni propositi vengono spazzati via dall’imbecillità dell’individuo che ho davanti, perdo le staffe e rispondo:
“Hai rotto il cazzo tu e le tue battute”
Procedo oltre valutando seriamente di passargli attraverso, raggiungo lo sportello 10 dove mi attende una signora uguale uguale alla mamma di gru (cattivissimo me) che come mi vede mi chiede: ha le marche da bollo?”
Ok, è ufficiale, è una giornata di merda ma non demordo, raccolgo le indicazioni sulle due marche da bollo necessarie e quando chiedo dove reperirle mi viene risposto che una si compra all’interno alla cassa della circoscrizione e l’altra da un tabaccaio all’esterno; perché chiedo io, sono finite quelle di un tipo? Certo, che domande sciocche vado a fare io che penso che se c’è una cassa interna che vende marche da bollo questa le possa vendere tutte; NO, la cassa ne vende solo alcune, le altre solo chi tratta i valori bollati. Vorrei, vorrei tanto far notare che entrambe sono valori bollati ma desisto, sono al cospetto dell’immenso dinosauro della pubblica amministrazione dove anche il più elementare elemento di logica viene ignorato. Bisogna quindi uscire dal comune e comprare una marca da bollo, rientrare e comprarne un’altra (Renzi, oltre alla dichiarazione precompilata dei redditi perchè non fai in modo di far vendere le marche da bollo all’interno dei comuni?), rimettersi in fila e ricominciare tutto di nuovo. Mentre passo davanti al tizio dei numeretti lo vedo che riempie i polmoni e inizia la parola di rito: “DIC..”
Il mio “MA VAFFANCULO ” lo brucia sul tempo facendogli morire in gola l’ultima vocale, passo oltre è mi dirigo allo sportello 10.
la signora di cui sopra prende il foglio e lo legge una ventina di volte, in sostanza è una dichiarazione che mia zia è morta, che ha lasciato un testamento registrato dal notaio tal dei tali e che tale testamento non ha modificato le volontà riguardo le polizze contratte in vita. Infine viene rapportato il mio grado di parentela con gli eredi.
La tizia mi guarda, mi chiede a cosa serve il documento e mi dice che così non va bene, che non si evince che c’è una polizza a mio nome.
Sono stremato, gli rispiego che il documento me lo ha inviato la compagnia che ha stipulato la polizza, che sanno già che sono il il beneficiario e che necessitano della mia firma autenticata a quel documento.
Imperterrita l’impiegata non sente ragione, il documento è a suo dire inutile perchè così la compagnia non sa che sono il beneficiario della polizza.
Perdo ogni inibizione: “Scusi, ma a lei che gliene frega, deve solo autenticare la mia firma”
No, lei è un pubblico ufficiale e il documento che valida deve avere un senso e nonostante faccia di tutto per farle capire che un senso evidentemente lo deve avere visto che me lo ha inviato la compagnia stessa che mi deve liquidare l’assicurazione non riesco a smuoverla. Dopo 10 minuti arriviamo a un compromesso, sul modulo della compagnia aggiungiamo a penna alcune informazioni inutili e finalmente ottengo l’autenticazione.
Per uscire ripasso davanti all’incaricato dei numeretti, stavolta lo sorprendo alle spalle:”DICAAAAAA!!!!” gli urlo mentre gli passo vicino……

No, davvero, queste sono le cose che bisognerebbe sistemare, un’amministrazione efficace, rapida e competente, non mi frega nulla degli 80 euro, li do io a Renzi o a Marino se fanno in modo che quando entro in contatto con l’amministrazione pubblica non debba essere deriso, offeso nella mia intelligenza e costretto a fare in 1 ora e 10 passaggi quello che si può fare in 5 minuti.-

DICA!!!!!!!!

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