stazione-centrale-napoli

Roma-Napoli-Roma
Andata e ritorno in giornata, due incontri, due chiacchierate occasionali.
Per facilità di scrittura e di lettura ho riportato quasi tutto in italiano, per chi può ed è in grado legga pure con accento napoletano sostituendo a piacere alcune parole secondo il suo sentire.

A differenza di altre piccole storie, in questa non c’è nulla di romanzato o inventato.

ANDATA
Scendo dal frecciarossa e trovate le indicazioni per il parcheggio dei taxi esco dalla stazione centrale di Napoli.
Visto l’orario insolito non c’è quasi nessuno, sono a metà del piazzale che mi divide dai taxi quando sento qualcuno dietro di me:
“DOTTORE! VI E’ CADUTO QUALCUSA!”
Non vedendo nessuno intorno mi giro per vedere se si rivolgono a me accompagnando al contempo un rapido gesto che mi porta a controllare se dentro alle tasche ho ancora tutto ciò che ho sistemato prima di scendere dal treno: chiavi, cellulare e portafoglio sono al loro posto.
Cerco con lo sguardo non tanto chi ha lanciato l’avvertimento ma cosa possa esserci per terra che in qualche modo è stato accostato a me.
“Dottore! Guardate, vi è caduto qualcosa!” Stavolta seguo il suono della voce che mi porta a incrociare lo sguardo con un omone di stazza notevole.
“Dico a voi! Guardate, guardate li, vi è caduto qualcosa!”
Ripasso velocemente le mani nelle tasche giusto per essere sicuro e sto per rispondere quando il tizio continua:
“DOTTORE, VI E’ CADUTO UN SORRISO”
Mentre finisce la frase vedo chiaramente il suo zaino pieno di calzini, biancheria e maglietta, la merce con cui cercare di “fare” la giornata.
Istintivamente raccolgo il sorriso evidentemente cadutomi prima e me lo sistemo per bene sulla faccia che non riesco a controllare.
“Dottore, un uomo con un sorriso così bello non può non darmi una mano”
Mi ha già conquistato con la battuta e lo sa bene, anni di esperienza sulla strada gli fanno capire in un secondo se il cliente va incalzato, assecondato o semplicemente lasciato andare.
Si avvicina con il sorriso rispettoso di chi comunque sa di esserci riuscito, ancora, a chiudere una delle sue molteplici transazioni che comunque credo costino una fatica immane per riuscire a sbarcare il lunario.
Cerco una pallida difesa, senza convinzione:
“Io una mano ve la darei anche” passando naturalmente all’eleganza del voi “ma sto per entrare in una riunione per poi tornare a Roma, mi ci vede tutto il giorno con dentro lo zaino con calzini e mutande?”
“E no Dottore, se voi mi date una mano io non posso non darvi qualcosa, porta male, se non volete prendere niente non mi dovete dare niente, voi dovete capire”
Capisco, la dignità che si nasconde dentro a questo pensiero mi colpisce quasi fisicamente.
Prendo due paia di calzini, tratto minimamente sul prezzo come gesto di cortesia, poi vado.

RITORNO
Il taxi arriva sotto alla sede del Mattino allo scadere esatto dei 3 minuti annunciati dall’operatore, salgo e indico la destinazione: “Stazione centrale, grazie”
“Dottore, facciamo a tassametro o a tariffa fissa, quella ufficiale, sono 12 euro”
Ci penso su qualche secondo:
“Se mi proponete 12 euro e io vi dico di fare a tassametro, voi sempre 12 euro mi farete spendere quindi facciamo a tariffa così vi evito di dovervi inventare strade più lunghe e risparmiamo entrambi tempo”
“Dottore, così però voi mi offendete”
“Non era mia intenzione, ma credo le cose siano semplici, facciamo 12 euro”
“Dottore, ma voi siete arrivato stamattina alla stazione?”
“Si”
“E avete preso un taxi fino a qui?”
“Si”
“E quanto ve l’ha fatta la corsa il collega?”
“9 euro, gliene ho lasciati 10”

“A posto Dottore, facciamo 10 euro”
Vada per i 10, il tassista parte, due chiacchere sulla sua giornata, sulla mia destinazione (Roma) poi mentre passa in un vicolo, noto una piccola insegna fuori da una negozietto:
“Pizzelle di pasta cresciuta”
Giusto per far passare il tempo chiedo:
“Pizzelle a maggio, ma non è troppo tardi?”
“No dottò, ma che”
Parlando di cibo mi ricordo delle promessa fatta ai miei colleghi e chiedo al tassista:
“Guardi, torno volentieri alla proposta dei 12 euro se vicino alla stazione mi indicate un posto dove poter prendere un po’ di frolle e di ricce che ho promesso ai colleghi”
“Certamente dottore, ma mi permettete una domanda: prima le pizzelle, ora le frolle e le ricce, voi non siete di qua ma non è che avete qualche parente stretto che vi ha fatto conoscere tutto questo?”
“Si, mia moglie”
“E’ di Napoli?”
“No, di Castellammare di Stabia”
“La Maronna v’accompagni, e dite, a casa a Roma quali tradizioni si usano, le vostre o quelle di vostra moglie?”
“Non saprei, vediamo: facciamo il ragù che deve sobbollire per 2 giorni, la pastiera, il casatiello, pasta patate e provola, pasta e fagioli, natale e pasqua si sta con la sua famiglia… a sì e poi tutte le decisioni a casa le prende mia moglie!”
“Aaah, allora proprio le tradizioni napoletane”

Passa qualche minuto
“Dottore, permettetemi, voi siete aquilotto o lupacchiotto?”
Ci penso un po’ su, l’argomento qui è spinoso e non vorrei rischiare qualche incidente diplomatico, poi propendo per la verità:
“Purtroppo per voi sono juventino”
“Che peccato Dottore, avete proprio una brutta malattia e non potete neanche guarire purtroppo. Sarete contento, ho visto la finale di coppa Italia e tutto quel mazzo (leggasi culo) che avete avuto è un segno della Maronna, a Berlino vincete di sicuro”
Senza possibilità di controllarmi l’istinto guida la mia mano per il più classico dei gesti apotropaici, gesto che non sfugge al tassista:
“No Dottore, non vi voglio portare male, magari la vincete sta coppa così magari ci vanno 4 squadre e pure sta sfacimm e squadra riesce a entrare in champions”
Passa qualche altro minuto.
“Dottore, contro il mio interesse, ma vi devo dire che per le sfoglie è meglio soprassedere altrimenti rischiate di perdere il treno”
Desisto, arrivato alla stazione, gli lascio 12 euro.

FANTASTICI

  • Quando la moglie è in vacanza
    Quando la moglie è in vacanza
  • La nonna vecchia di Dracula in treno
    La nonna vecchia di Dracula in treno
  • Il materasso ad acqua
    Il materasso ad acqua
  • IKEA
    IKEA