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Milano, stazione centrale, ore 13.55.
Sono seduto al mio posto sul frecciarossa in partenza alle ore 14.00, destinazione Napoli centrale con fermata a Termini.
Sono quasi in fondo alla carrozza, la vedo entrare e percorrere tutto il corridoio: over 50, in forma, abbronzata, fede al dito, con addosso qualcosa che viene da una boutique costosa ma che è palesemente troppo corto per la sua età; scarpe, borsetta e accessori vari costano più del mio mac.
Al seguito amica leggermente più attempata, leggermente meno in forma, leggermente meno alla moda, insomma la “spalla”.
La signora, insieme alla sua amica, trascina un trolley dove dentro, debitamente smontato, potrei starci anch’io e dove dentro, presumibilmente, c’è davvero un cadavere visto lo sforzo immane che fa per spostarlo passando sopra i piedi di tutti quelli che hanno la sfortuna di incrociarla.
Al contempo parla al telefono con un collaboratore domestico, forse un giardiniere, con un tono da direttore generale di fantozziana memoria impartendo disposizioni sullo spostare dai vasi al giardino di casa alcune piante; il malcapitato probabilmente obbietta che fuori sta scendendo il diluvio, osservazione che scatena l’ira funesta di quella che ho già battezzato come una stronza che ribatte che a lei della pioggia non frega nulla….
Avverto un immediato senso di appesantimento allo scroto…
Termina in malo modo la telefonata, smanetta sul suo iphone con cover dorata e legge il biglietto elettronico, si guarda intorno, riguarda il telefono e poi apostrofa con un tono che farebbe girare le palle a San Pietro un signore seduto di fronte a lei:
“E’ seduto nel mio posto!”
Il suddetto signore, in quanto tale, non la manda a quel paese, sorride bonariamente e con una calma che trovo magnifica prende il suo biglietto e lo guarda per esordire:
“Mi spiace, ma credo sia il mio posto”

“Guardi, carrozza 4, fila 17, posto B, è evidente che è al mio posto”
Il tono non ammetterebbe repliche, il signore con una calma doppia rispetto a prima risponde imperturbabile:
“Questa è la carrozza 3, fila 16, posto B”
La signora che ne ha sbagliate 2 su 3 riguarda il biglietto e convinta aggiusta la mira:
“Scusi, carrozza 3, fila 17, posto B, qui c’è sicuramente un problema”

“Signora, questa è la carrozza 3 ma la mia è sempre la fila 16, quindi il suo posto è quello più avanti”.

La signora, evidentemente stizzita da retta al signore che comunque non aveva nessuna intenzione di lasciar perdere e si accomoda invitando la sua amica a sedersi vicino a lei: “tu avevi il 16B ma va bene lo stesso se ti siedi vicino a me visto che il signore non vuole lasciarci il posto…”
Guardo il signore di cui sopra cui va tutta la mia solidarietà, lui mi ricambia con un sorriso facendomi intendere che non intende replicare.
Non passa neanche un minuto che si presenta il titolare del posto occupato dall’amica della signora, un gentiluomo distinto, ben vestito, dai modi eleganti e gentili:
“Mi scusi, quello sarebbe il mio posto” rivolgendosi all’amica che ovviamente non è dotata di parola o di cervello proprio visto che risponde direttamente la stronza:
“Guardi, il posto sarebbe quello del signore di fronte, se la prenda con lui che non vuole lasciarlo”.
Per un momento immagino il suddetto signore che decide di abbandonare del tutto la sua signorilità per alzarsi e prendere a ceffoni la stronza ma il sogno dura lo spazio di qualche secondo, il tempo perché il legittimo titolare del posto 16 B, carrozza 3 si alzi, chieda gentilmente alla poco signora di cui sopra di poter vedere il biglietto:
“Signora (sic), lei ha il posto 17 B di questa carrozza, la sua amica il 16 B della carrozza 4, quindi stia tranquilla, qui nessuno ha preso il suo posto”

“EVIDENTEMENTE C’E’ UN ERRORE, io ho chiesto due posti vicini, questa cosa non è possibile!”
Il titolare del posto occupato decide di lasciar perdere si siede in un altro posto libero, il signore del 16 B si risiede al suo posto, sembra tutto a posto ma la stronza da il via a una litania che dura per almeno 5 minuti buoni:
“ti rendi conto, uno chiede un biglietto e lo sbagliano, poi trovi la gente seduta nei posti non suoi (!!!), era meglio viaggiare in aereo, altro che treno dove la business è mal frequentata! Ma dove andremo a finire, ti credo che questo paese è allo sbando, non è possibile, uno non può fare un viaggio in santa pace……..”
La litania prosegue passando per tematiche vagamente religiose e politiche sempre incentrate sui perché questo paese non abbia speranze, il tutto perché a lei hanno sbagliato un biglietto.
All’ennesimo commento sul fatto che poi, comunque, il signore avrebbe occupato un posto non suo, il sempre suddetto signore si alza, si avvicina e con tono estremamente cortese, anche se più alto di un’ottava, si esprime:
“Senta Signora, sono 10 minuti che rompe i coglioni, io sono seduto al mio posto, lei non è in grado di acquistarsi un biglietto, non è in grado di leggere 3 semplici informazioni come carrozza, fila e poltrona e non ha la minima educazione per interagire con gli altri, quindi faccia una cortesia a tutti e la smetta!”
Mentre tutti si girano cala un silenzio irreale, mi aspetto che da un momento all’altro parta l’applauso, sono quasi tentato di essere io il primo ma poi desisto.
La poco signorile stronza si accende colorandosi di tutte le sfumature del rosso passando per l’arancio con qualche puntata sul viola, poi si alza di scatto trascinando di peso l’amica:
“Vieni, andiamo nell’altra carrozza che qui non possiamo stare, certa gente non dovrebbe viaggiare, anzi non dovrebbe neanche uscire di casa”.
Sbaracca il posto e si trascina amica e trolley nella carrozza 4, dopo qualche secondo decido di alzarmi e fare una puntata al ristorante, mentre attraverso la carrozza 4 mi ritrovo puntualmente la signora davanti che sta apostrofando un’altra persona (carrozza 4, fila 17, posto B):
“Guardi, lei è seduto al mio posto………”

Mi aspetto da un momento all’altro di vederla volare fuori dal treno…..

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