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Ovvero come rischiare la vita a causa delle curiosità di una figlia.

Il fatto è accaduto venerdì, lo racconto solo ora perchè a distanza di due giorni ho qualche reale speranza di averla sfangata.
Venerdì sera, quasi ora di cena, addosso la stanchezza di una sanguinosa sveglia che ha suonate alle 5 di mattina cui è seguita un’escursione lavorativa a Milano, andata e ritorno in giornata, prezzo scontato. Nel mezzo una riunione in quello che è chiamato un “comitato tecnico-scientifico” finito praticamente all’arma bianca. Ritorno a Roma con affaccio in ufficio, quanto basta per perdermi la partita dell’Italia che riesco tristemente a vedere solo per gli ultimi 15 minuti e il cui risultato non migliora il mio umore.
Seduto a tavola con la mia famiglia, la mia massima aspirazione è raggiungere il divano dove attendere un dolce oblio che mi aiuti ad arrivare fino alla camera da letto praticamente già in fase rem. Mia moglie, con incredibile e strepitoso entusiasmo rimarca il fatto che l’indomani è il nostro anniversario e subito Giada (secondogenita, 7 anni) chiede di cosa è l’anniversario; mia moglie con rinnovato candore annuncia che saranno 15 anni che siamo fidanzati. Giada strizza gli occhi per un momento, giusto il tempo per raccogliere i suoi pensieri e dargli la forma che si condensa in queste parole: “CON CHI ERI FIDANZATO PRIMA DI MAMMA?”
Quindici anni di matrimonio mi permettono di accusare il colpo e di non lasciar passare nessuna emozione, ci sono 38 gradi e sento un pò freddo ma cerco di sviare il discorso mentre mia figlia incalza: “COM’ERA? BIONDA? CARINA? ALTA? DI CHE COLORE AVEVA GLI OCCHI?” Mia moglie si disinteressa della conversazione e io, ignaro della tragedia che sta per consumarsi, sento di amarla ancora di più. Con un misto di dolcezza e autorevolezza tronco la conversazione e vado a sedermi sul divano. Madre e figlia mi raggiungono insieme per prendere posto e mentre mi sto finalmente rilassando vedo di nuovo lo stesso sguardo di mia figlia, non faccio in tempo neanche a realizzare che dritta come una fucilata arriva la seguente frase: “PAPA’, QUANTE FIDANZATE HAI AVUTO PRIMA DI MAMMA?” Le parole mi sono appena arrivate nel cervello attivando tutti gli allarmi che subito mi giunge, nitido e cristallino, l’eco prodotto dalla suddetta mamma: “SI, QUANTE FIDANZATE HAI AVUTO PRIMA DI ME?” Sotto di me si apre un baratro freddo e buio da cui so di non avere scampo, le domande sembrano uguali ma la seconda frase ha un chiaro e sinistro accento sul verbo “AVUTO” che assume ovviamente un significato sinistramente diverso e terribilmente scomodo.
Non c’è speranza di uscirne vivo, non ci sono risposte buone perchè qualsiasi cosa verrà ribaltata e usata contro di te, oggi e per il resto dei tuoi giorni, neanche la terribile domanda “mi trovi ingrassata?” può competere con questa.
Un numero troppo basso sarebbe considerato banalmente falso, uno troppo alto comporterebbe un supplizio tantalico per il resto dei miei giorni.
Metto in moto il cervello e cerco la risposta che minimizzi il danno, per prima cosa cerco un criterio per “fidanzata”: qualsiasi ragazza con cui sono uscito continuativamente per almeno 2 mesi e che ho presentato ad almento un amico, escludo l’attributo di esclusività per farla più facile e scopro che il numero è particolarmente basso, BENE. Poi passo in rassegna tutte le fidanzate che ho “AVUTO” secondo l’interpretazione della moglie e quando arrivo al risultato finale scopro che in realtà è piuttosto basso anche questo, mentre penso comunque a quale fattore di correzione applicare prima di enunciare il numero la parte più maschile del mio cervello, pur in pericolo imminente di morte, annota mentalmente di rifare il conteggio a mente più serena perchè un numero così basso comporta ovviamente qualche dimenticanza che è sfuggita al computo finale.
Mentre divago arriva, secca e precisa, la seconda bordata:”TUA PADRE DEVE PENSARCI ANCORA UN PO’, PROBABILMENTE NON RIESCE A TENERE A MENTE UN NUMERO COSI’ GRANDE”. Alzo gli occhi e le vedo tutte e tre, anche mia figlia grande si è unita giusto per vedere come e se uscirò da questa situazione; mi sembra di stare contemporaneamente al cospetto di Sauron, Dart Fener e Lord Voldemort mentre io mi sento uno strano ibrido a metà (anzi a un terzo) tra Jar Jar Binks, Peregrino Tuc e Neville Paciock. Fuori è ormai un mondo gelido e silenzioso, sto per proferir parola, anzi numero che lo squillo del telefono mi sembra come un miraggio, purtroppo vista l’ora sarà mia madre e generalmente è una pratica di pochi minuti e la mia salita al patibolo è solo rimandata ma con mia immensa e felice sorpresa all’altro capo del telefono si materializza mia cognata che chiede udienza con la sorella. Da subito la telefonata sembra incanalata in argomenti famigliari e scabrosi, non mi sembra possibile tanta fortuna e dopo qualche minuto di saggia attesa con la faccia di uno che cui è stata tolta la parola sul più bello mi alzo per lavarmi i denti e mettermi a letto. Faccio finta di dormire così bene che, complice la paura di dover riprendere il discorso, mi addormento sul serio.
L’indomani è il nostro anniversario, rimandato de facto causa impegni campagnoli consistenti nella deforestazione della giungla che si è formata in un anno di incuria del terreno di un vecchio casale lasciato ai figli dai miei suoceri. Riempio ogni silenzio con chiacchere, scherzi e musica, ma l’argomento sembra apparentemente morto.
So che cova sotto la cenere, so benissimo che verrà riaffrontato ma ora sono in qualche modo pronto a rispondere e il vantaggio della sorpresa è venuto meno, le astute donne di casa stanno solo aspettando il momento giusto per riproporlo, nel caso non doveste più sentirmi, sapete perchè….

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