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Ogni due-tre anni decido di rinnovare parte del guardaroba stagionale, vuoi perché parte dei vestiti che ho accumulato si sono rovinati, vuoi perché non mi piacciono più, perché fuori moda, perché non mi entrano più o magari perché mi stanno troppo larghi, ipotesi quest’ultima che si verifica di sicuro meno frequentemente rispetto alle altre.

Il problema da molti anni a questa parte è dato dal fatto che i moderni dettami della moda sono in netta controtendenza con quella che è ormai da anni la mia fisicità. Intendiamoci, non mi si può certo definire “magro” ma non ho neanche la necessità di ricercare negozi che portano in bella evidenza il cartello “taglie forti”, tanto per capirci il mio punto vita calza una 52, ne più ne meno e in periodi felici anche la 50.

Tuttavia il termine che sembra definire in modo sintetico l’outfit moderno e che campeggia su quasi ogni etichetta dei capi d’abbigliamento è “SLIM” e con tutta la benevolenza e l’indulgenza di cui posso essere capace verso me stesso di certo slim è un termine che in nessun modo mi appartiene.
Il punto non è la moda del momento ma un’intera generazione che sembra essere uscita dalla matita che ha inventato Lupin III, gambe a stuzzicadenti e torso rettangolare con le spalle della stessa larghezza dei fianchi.
Mentre il mio riferimento e la mia aspirazione fisica è Arnold Schwarzenegger dei tempi migliori lo standard odierno è rappresentato da Don Lurio o Stan Laurel, tanto per dire..

Fateci caso e pensate ad alcuni degli idoli di oggi, Fedez, Mika o gli One Directions, tutti con indosso pantaloni dove non riuscirei a infilare una mia caviglia e spalle che renderebbero impossibile un lavoro da postino visto che una normale borsa a tracolla scivolerebbe costantemente fino a terra.
Ma tant’è, quindi armato di pazienza decido di sfruttare la pausa pranzo entrando in un negozio vagamente alla moda nella speranza di riuscire a trovare qualcosa che possa starmi.

Entro, comincio a curiosare e vengo attratto da una Sahariana in bella mostra su un espositore, subito mi si avvicina una commessa piena di entusiasmo e, come scoprirò tra poco, dotata anche di un ottimo senso dell’umorismo.
“Posso aiutarla?”
“Certamente, vorrei provare quella giacca”
Mi squadra per qualche secondo dando fondo a tutta la sua esperienza circa le taglie e le forme dei clienti poi guarda la giacca, ci pensa su qualche istante, mi riguarda, riguarda la giacca, guarda me, riguarda la giacca aggrottando le sopracciglia….
Decido di toglierla d’impaccio dicendo: “Forse un modello più adatto a me?”
“Venga, voglio mostrarle questa giacca che veste decisamente meglio”
Non è bella come quella che avevo visto ma non mi dispiace, chiedo di provarla e la solerte commessa cerca una XL da farmi indossare, mi aiuta a infilare le maniche e al momento di fare quel classico movimento in cui allarghiamo le braccia e tiriamo su le spalle per far salire la giacca dalla commessa esce un concitato e perentorio “FERMO! Forse è meglio una XXL altrimenti rischio di dover esporre due demigiacche…”
Dopo avermi aiutato a sfilarmi, non senza qualche difficoltà, la giacca mi aiuta a indossare la taglia più grande che, con grande delicatezza, finisco di abbottonarmi. Mi sta, non ci navigo dentro ma mi calza, almeno fino a che tengo le braccia lungo il corpo.
La commessa mi guarda, abbozza un sorriso e dice: “Provi ad alzare un braccio come se volesse prendere un caffè, PIANO però…”
Alzo il braccio, nessun problema apparente anche se la giacca comincia a tirare un po’ da tutte le parti e di fronte alla mia evidente perplessità la commessa commenta: “per prendere un caffè è perfetta, se deve prendere un libro dall’ultimo scaffale allora è meglio togliersela”.
Vada per la giacca.

Comincio a curiosare tra i vari pantaloni esposti e la solerte commessa mi illustra i vari colori e i pattern disponibili ma la fermo subito: “Per i colori ne parliamo poi, vediamo se c’è qualcosa che mi stia”
“Va bene” mi risponde, “Direi una 52” aggiunge.
Confermo la 52 ben sapendo che non è il punto vita il problema ma i polpacci e i quadricipiti sviluppati in 35 anni di sport e palestra.
Mi infilo nel camerino con il primo paio di pantaloni e comincio a provarmeli: ho rinunciato a interpretare le sensazioni mentre me li infilo perché altrimenti non avrei comprato nulla da anni visto che mi sembrano tutti stretti da quando superano l’altezza del ginocchio.
Li abbottono, di vita mi stanno bene, il sedere non è troppo compresso ma l’effetto generale, con tutti i distinguo, è quello che potrebbe avere Rudolf Nureyev in calzamaglia, almeno dalla vita in giù.
Nel mentre si affaccia la commessa con altri pantaloni da provare, mi guarda: “Non le stanno male, ma eviterei i leggings quest’anno, non vanno molto tra gli uomini”.

Secondo pantalone: stringe e strizza un po’ meno ma mentre cerco di camminare sembro robocop e la parte superiore della mia coscia può essere tranquillamente usata per un corso di anatomia muscolare senza contare che a un movimento brusco rischio l’effetto strip con il pantalone che si apri in due metà che decollano verso i poli terrestri a una velocità supersonica; la commessa propone una 54 che prontamente provo non dopo aver speso 10 minuti buoni per togliermi la 52 cercando di evitare che l’effetto fionda faccia decollare il pantalone devastando il negozio. La 54 migliora la vestibilità alla gamba ma al prezzo di avere circa dieci centimetri di stoffa che avanzano sul punto vita con il risultato che con una cintura farebbe l’effetto sacco di juta legato con una corda: da evitare.
Le prove si susseguono, i pantaloni che non mi strizzano tutto lo strizzabile sono a vita bassa, cosa che odio e che mi sta pure male visto che faccio fatica anche a trovare camicie sufficientemente lunghe e ogni volta che mi abbasso magari per allacciarmi le scarpe rischio l’effetto “salvadanaio”….
Alla fine decido per 3 pantaloni, è passata mezz’ora e sono esausto ma decido di osare: i vestiti.
Prima domanda obbligatoria: “Vendete giacche e pantaloni di taglie diverse?”
A risposta affermativa cerco qualcosa che non sia troppo banale e di nuovo mi ritrovo a provare pantaloni “slim fit” chiedendomi quale generazione ha cominciato a influenzare in questa direzione la moda. Pantaloni, camicie e giacche adatte a modelli con fisici scolpiti dalle pippe e dal golf, badminton per i più temerari.
Ma nessuno fa più calcio? O nuoto?
Trovo un pantalone di un vestito che mi sta anche se non azzarderei a fare movimenti bruschi e quindi chiedo di provare la giacca.
Parto con una 54, nel momento in cui la infilo sento nitidamente le cuciture stridere e lamentarsi per lo sforzo di tenere insieme il tessuto, la 56 mi sta di spalle ma se la abbottono tra la giacca e la mia pancia potrei nasconderci una forma di grana padano; la commessa mi guarda e commenta candidamente: “La taglia prevede che la persona sia grassa e con la pancia, può essere contento che non le stia bene”…. No, non sono contento visto che devo scegliere tra una taglia con cui sembro ingessato e una in cui, escluse le spalle, sembro caduto dentro a un sacco…
Per i vestiti desisto.
Guardo qualche accessorio e per concludere chiedo un maglioncino, qualcosa di leggero da mettere prima del grande caldo e in autunno speranzoso di affrontare ancora le mezze stagioni.
La commessa scompare per qualche istante per poi tornare: “Ecco, può provare questo”
Guardo la commessa e sto per chiedere cosa dovrei provare visto che non ha nulla con se quando il mio sguardo cade su una specie di fazzoletto che tiene in mano.
“Lei lo vede così, ma è elastico e calza benissimo”
“…..”
“No dico sul serio, lo provi”
“Mi ha visto bene? Ho dei fazzoletti più grandi di quel maglioncino”
“Lo provi, mi faccia contenta”
Lo provo

Calza come un guanto

Purtroppo

Mentre il mio punto di vista fisico rimane Arnold Schwarzenegger, una volta indossato il maglioncino sembro uno strano incrocio tra Doraemon e Il Gatto Pancione (tanto per rimanere in tema).
La commessa non desiste: “Guardi, le sta benissimo”
Mi guardo nuovamente allo specchio, l’immagine restituita non concede spazio di manovra neanche ignorando il senso del ridicolo che per fortuna ogni tanto mi accompagna e quindi desisto nonstante le insistenze della simpatica commessa.
Esco dal negozio con 3 pantaloni, una giacca, due camice e una cintura, mentre mi avvio per tornare in ufficio mi domando: ma dove comprano i pantaloni i calciatori? E le giacche i nuotatori?
Ho tempo 2 o 3 anni per informarmi…

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