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In tutto il mondo occidentale è forse uno dei miti più universalmente riconosciuti che puntualmente si ripropone a ogni nuova estate. Nonostante la modernità dei tempi abbia di fatto ridotto di molto i casi in cui in una coppia a lavorare sia solo l’uomo permettendo alla consorte di passare l’estate in villeggiatura lo stereotipo resiste imperterrito e quando si parla di “moglie in vacanza” a quasi tutti gli esponenti del cosiddetto sesso forte vengono in mente una serie di immagini cinematografiche che partono castamente da Marilyn Monroe nel film da cui ho preso il titolo di questo post, passano per animal house immaginando variazioni sul tema toga party per finire inevitabilmente su un qualche genere a luci rosse che si può ritrovare nel menu di navigazione di you porn. Conosco più di qualcuno che appartiene alla cerchia di uomini che in estate si ritrova per almeno un mese a vivere da solo a casa e ogni volta osservo inevitabilmente la faccia compiacente e complice dell’interlocutore maschio di turno a cui lo racconta che ammicca immaginando appunto tutta una serie di situazioni meravigliose e peccaminose .

Vi confesso una cosa: è tutto falso.

Partiamo dal vestiario, il problema non è rappresentato dal guardaroba usato per andare a lavorare, ogni uomo che si rispetti conosce la lavanderia più vicina o quella da cui si serve abitualmente la moglie non fosse per il fatto che spesso viene mandato a ritirare metri cubi di panni lavati e stirati, piumoni inclusi e pertanto camicie, pantaloni e vestiti macchiati non rappresentano di certo un ostacolo insormontabile. La biancheria invece è un po’ più personale come cita l’antico adagio e l’uomo che si ritrova a vivere da solo a casa per un periodo limitato di tempo comincerà suo malgrado a notare una preoccupante diminuzione del livello di mutande e calzini nel cassetto della biancheria. Quando rimangono uno o due capi il presunto fortunato comincia a cercare quella che da una rapida analisi basata sull’esperienza pregressa valuta essere la parte mancante della riserva standard di biancheria ma essendo appunto un uomo non conosce nulla del magico ciclo del bucato. Lui sa solo che indipendentemente da dove lascia mutande e calzini questi miracolosamente si materializzano nel cassetto lavati e profumati ignorando ogni altro aspetto del percorso. A peggiorare la situazione va aggiunta l’incapacità cronica del maschio medio italiano nel trovarsi anche il culo per sedersi così passa un intero sabato a cercare per casa dove possano trovarsi le mutande mancanti che la moglie ha garantito di avergli lavato non riuscendo a notare lo stendino di 4 metri quadrati pieno appunto della sua biancheria nonostante gli passi davanti almeno una decina di volte. All’ultimo l’unica soluzione percorribile che viene in mente al malcapitato è quella di uscire per acquistare nuova biancheria, operazione che tranne per brevi periodi della sua vita è stata ad appannaggio delle principali donne della sua vita a partire da sua madre per finire con sua moglie. Al primo superipermercato l’uomo con la moglie in vacanza si trova davanti circa venti metri lineari di scaffali pieni di mutande dalle forme variegati, dai colori più diversi, dai tessuti più disparati e soprattutto dalle misure più incomprensibili. Dopo qualche minuto di riflessione decide per una salomonica soluzione di compromesso acquistando di tutto un po’ per supplire alla totale mancanza di competenza specifica riguardo composizione e soprattutto misura del capo di abbigliamento specifico. La scelta finisce con l’essere incompatibile con qualsiasi altro capo di biancheria preesistente necessitando di una lavatrice specifica per ogni singolo paio di mutande acquistate ma il dramma vero si consuma quando il maschio scopre di aver clamorosamente sbagliato foggia e dimensione della mutanda acquistata e quindi indossata. D’estate infatti gli uomini con le mogli in vacanze si possono distinguere per la faccia spesso contrita, con un falso sorriso di circostanza ma con le sopracciglia aggrottate per dissimulare il dolore dato dalla costrizione eccessiva indotta dalle mutande di due taglie più piccole o per nascondere la preoccupazione di sentir sciacquare dentro la biancheria tutto l’apparato che se ne va liberamente in giro con il pericolo concreto di andarsi a incastrare chissà dove. Va da se che essendo appunto un uomo nessuna attenzione venga infine destinata alla biancheria da casa lasciando alla moglie l’ingrato compito di trovare al suo ritorno lenzuola e asciugamani da destinare esclusivamente alla distruzione attraverso incenerimento a fuoco di vampa.

Anche il capitolo destinato alla sostentazione alimentare non è immune da pericolosi scivoloni che si ripropongono ogni volta che la moglie lascia il talamo nuziale per qualche giorno nonostante le sue premure nel lasciare al marito ogni possibilità di sostentamento. Il frigo viene riempito di ogni genere a media durata con insalate di riso e di pasta e porzioni monodose di polpette e cannelloni ma il marito con la moglie in vacanza vuole godersi in toto la libertà e passa pertanto la prima settimana a nutrirsi con pizza a taglio e mcdonald, distrazioni normalmente non concesse dall’attento controllo della consorte. Tuttavia dopo qualche giorno comincia a farsi sentire un insistente quanto fastidioso dolorino al fegato che fa ricondurre il marito a più miti consigli facendogli finalmente aprire il frigo. Dopo una settimana tuttavia il malcapitato si accorge, suo malgrado, che tutto è andato irrimediabilmente a male e che quello strano colore che hanno assunto le uova sode nell’insalata di riso non è normale. I più evoluti si accorgono del problema dal lezzo che esce dal frigo non appena viene aperto ma per alcuni è necessario un assaggio con istantanea cacarella a spruzzo per realizzare che bisogna necessariamente cercare altrove per riuscire a mangiare. Esaurite le cene dalla mamma e da qualche amico caritatevole, al marito con la moglie in vacanza vengono in mente alcune istruzioni supplementari ricevute sull’orlo della porta mentre la moglie se ne stava andando e che riguardano qualcosa che ha a che fare con il “FREEZER”. Ovviamente le istruzioni vengono automaticamente rimosse non appena la moglie esce dal campo visivo e quando è arrivata al raccordo l’uomo non ricorda più nulla delle consegne lasciategli. Il dolore al fegato unito alla fame fa però affacciare al cervello il termine “FREEZER” pronunciato dalla moglie, elettrodomestico che i mariti conoscono generalmente per l’utilizzo e il posizionamento ma sono del tutto ignari del contenuto e della eventuali modalità di scongelamento dei contenuti. La prima difficoltà si palesa non appena si apre lo sportello, una moglie media è in grado di stipare in 40 litri circa due metri cubi di cibo compressi e posizionati come in un muretto a secco e una volta toccato anche un singolo cubetto di ghiaccio risulta praticamente impossibile riposizionarlo e riuscire a richiudere il cassetto rendendo pertanto obbligatorio il suo utilizzo. La secondo difficoltà nasce dal non trascurabile fatto che i cibi surgelati tengono a somigliarsi un po’ tutti e risulta così impossibile per il marito capire cosa sta per cucinarsi. Una delle cose più evidenti sono le fettine di carne che la moglie compra e surgela in formato “pasto” completo per la famiglia (4 persone) e che il marito ovviamente non scongela con il dovuto anticipo. La scena classica mostra un uomo che cerca inutilmente di attaccare un blocco di carne surgelato tentando con ogni mezzo e strumento trovato in casa di separare le bistecche. Vengono sacrificati alla causa nell’ordine due coltelli, una forbice, una limetta per unghie, una spatola, una cazzuola incatramata di calce e un martello. Non è infrequente neanche il lancio con forza sul pavimento. Alla fine esausto l’uomo decide di cucinarle tutte insieme mettendo il classico “filo d’olio” in padella che tradotto nell’equivalenza “donna→uomo” diventa circa due litri in cui friggere l’ammasso di carne. Il risultato finale è quello di bruciare ovviamente tutto l’esterno lasciando surgelato il resto con le fettine ancora saldamente incollate una all’altra. A questo si aggiungono gli effetti collaterali di aver schizzato d’olio l’intera cucina tanto da doverci pattinare ogni volta che ci si entra e di aver riempito la casa di fumo nero e puzzolente. Il marito, spinto anche dai morsi della fame, non si arrende e dopo aver buttato quanto rimane delle bistecche a aver passato uno straccio finendo di spalmare l’olio ovunque si rituffa nel surgelatore alla ricerca di qualche genere di conforto. La sua attenzione viene attratta da un contenitore che presumibilmente contiene quella porzione e mezza di lasagna avanzata qualche mese fa che senza indugio viene messa nel forno a microonde pensando in questo modo di limitare i danni. Anche il forno è un elettrodomestico totalmente sconosciuto all’uomo sposato e trovato il pulsante di accensione, ancora scottato dai danni creati con i fornelli, inizia il tentativo si scongelamento con piccoli intervalli. Dopo aver provato 4 cicli di trenta secondi e aver realizzato che la consistenza non cambia praticamente di nulla la proverbialmente inesistente pazienza di un uomo lo spinge a programmare 10 minuti lasciando al forno a fare il suo dovere mentre lui finalmente si riposa sul divano. Richiamato all’ordine del suono del forno una volta aperto lo sportello il povero marito scopre che quella che sembrava una lasagna era in realtà una viennetta e che la suddetta si è ovviamente completamente sciolta andando a formare una minestra bollente gusto vaniglia e cioccolato servita in un contenitore in plastica che dopo 10 minuti si è deformato trasformandosi in un’improbabile scultura di Dalì. A quel punto non resta che l’ennesimo fast food che diventerà la principale fonte di sostentamento tanto che al ritorno della moglie ci vorranno 4 mesi di diete ed esami per ristabilire un minimo equilibrio metabolico.

Superati in qualche modo i problemi legati alle mutande e al cibo al marito con la moglie in vacanza rimane il piacere di avere l’entertainment di casa tutto per se. Alla prima sera è quasi con qualche circospezione che l’uomo si avvicina al telecomando del decoder e prima di accendere il televisore si ferma a guardare lo scettro del potere finalmente nelle sue mani. Quando accende il tutto realizza che è agosto e pertanto non ci sono partite ne campionati e anche sul fronte della programmazione non legata allo sport non c’è da stare allegri visto che tutte le reti, digitali o satellitari che siano, ripropongono sempre le stesse repliche; non siamo a livello di Sandokan ma poco ci manca.

Dopo due settimane l’uomo con la moglie in vacanza gira con mutande scomode, non fa un pasto decente da almeno 10 giorni e a casa la sera si annoia a morte, entriamo quindi nell’apice del cosiddetto momento “cazzata” che prende ogni uomo lasciato solo con se stesso per un periodo troppo lungo. Non avendo più conoscenza di quello che offre la città in cui vive non uscendo da anni come single inizia a chiamare vecchi amici o colleghi di lavoro trovandosi di fronte alla rigida dicotomia tra lo sfigato come lui e il viveur di professione. Con il primo si organizzano uscite sulla base di improbabili recensioni finendo in un posto per turisti con prezzi esorbitanti per mangiare cibo standard e bere cocktail annacquati. Se invece si riesce ad accodarsi a un tombeur de femmes cinquantenne separato e benestante si finisce per imbarcarsi in serate improbabili dove il ritmo è insostenibile per un tranquillo padre di famiglia che come impegno massimo concepisce al più una serata al cinema allo spettacolo delle 22.30 addormentandosi regolarmente durante il secondo tempo. Una serata con un viveur comporta normalmente una spesa di non meno di 300 euro e un mal di testa colossale che necessita di almeno 3 giorni e 4 aspirine per sparire del tutto.

Insomma, se quando l’uomo di fronte a voi vi sta raccontando che la moglie è in vacanza toglietevi dalla mente quell’immagine di prostitute e champagne e sostituitela con pippe e gazzosa e vi sarete fatti un quadro realistico della cosa.

Di fatto la moglie torna e trova a casa un uomo disperato, affamato, con il fegato in disordine e con un’evidente irritazione delle parti intime dovute alle mutande improprie e per questo pronto a esaudire ogni desiderio della consorte purché rimetta ordine in quella che in poche settimane è diventata una grama vita. La moglie in due giorni riassetta casa, sistema i disastri in cucina, butta le biancheria inadatta e avvia il marito verso la sua solita e confortevole esistenza di cui gli sarà grato almeno per i prossimi 4 mesi…. Tanto poi viene Natale…..

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